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Parlamento europeo: voto online e a 16 anni

Il Parlamento europeo ha adottato lo scorso 11 novembre una proposta di riforma del proprio Atto elettorale per sviluppare il carattere democratico e transnazionale delle elezioni europee e colmare il deficit democratico delle decisioni assunte. L’obiettivo è rinforzare il concetto di cittadinanza europea, rendere più legittimo il lavoro del Parlamento e spingere sempre più cittadini, specialmente i più giovani, a prendere parte alle elezioni.
Una prima novità è rappresentata dall’istituzionalizzazione degli “spitzenkandidaten”, ossia i candidati alla guida della Commissione, sperimentati per la prima volta nel 2014.
Si prevede anche che le liste di candidati siano rese disponibili almeno 12 settimane prima delle elezioni al fine di consentire ai candidati di svolgere una vera campagna elettorale: questo segna una netta discontinuità se si pensa che in alcuni Stati tali liste sono disponibili solamente 17 giorni prima delle elezioni.
Le novità più importanti, però, riguardano il voto online, la possibilità di votare anche per i cittadini che si trovano all’estero e l’abbassamento dell’età minima per votare.
Il voto online ha un duplice fine: tentare di far scendere il tasso d’astensionismo, grazie ad una metodologia di voto che non preveda il recarsi a seggi fisici ed il tentativo di avvicinare i giovani alle elezioni europee, considerando tale tipologia di voto più affine alle nuove generazioni.
Il diritto di voto per i cittadini che si trovano all’estero è stato negato, nelle ultime elezioni del 2014, ai cittadini di Repubblica Ceca, Irlanda, Malta e Slovacchia; per questo il Parlamento ha incluso nella sua proposta, la possibilità di votare elettronicamente, online o per via postale, per quei cittadini che si trovino lontani dal proprio paese.

Il Parlamento ha anche chiesto che venga abbassata a 16 anni l’età minima per accedere al diritto di voto alle elezioni europee, sul modello di quanto già avviene in Austria. Anche in questo caso l’obiettivo è quello di avvicinare i più giovani alla politica europea.

Da ultimo, le schede elettorali dovranno dare la stessa visibilità ai nomi e ai loghi sia dei partiti nazionali sia dei partiti europei ai quali sono affiliati. Tale affiliazione dovrebbe emergere in modo chiaro anche durante la campagna elettorale.
La proposta passa ora al Consiglio europeo che dovrà approvarla all’unanimità, successivamente tutti gli Stati membri dovranno ratificarla. La speranza dei deputati europei è che la riforma possa vedere la luce prima delle elezioni del 2019.
Per saperne di più:

Leggi il comunicato del Parlamento europeo

 

Fonte: www.vivieuropa.it

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Autore: Camerieri

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