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Sanità
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Cure sanitarie, migliorano ma con tante differenze territoriali

Migliora la qualità delle cure, ma non dappertutto. L’Agenas ha presentato il Programma nazionale esiti 2015. Si tratta di un lavoro che è sviluppato da Agenas per conto del Ministero della Salute, che fornisce valutazioni comparative a livello nazionale sull’efficacia, la sicurezza, l’efficienza e la qualità delle cure prodotte nell’ambito del servizio sanitario.

L’Agenas ricorda quindi l’importanza di queste analisi che rappresentano un utile strumento operativo per migliorare la qualità dei servizi sanitari attraverso una corretta analisi delle criticità.

Tra le evidenze del Programma nazionale esiti si rileva una maggiore efficienza degli ospedali, ma permangono le disparità territoriali e non solo quelle classiche Nord e Sud, ma anche all’interno della stessa regione.

Tra gli aspetti sanitari trattati, ad esempio, sono cresciute (da 70 nel 2010-2011 a 161 nel 2014) le strutture che impiegano solamente due giorni per operare le fratture del collo del femore negli over-65, ma scendono i parti cesarei primari e meno della metà degli ospedali italiani raggiunge la soglia minima del numero di ricoveri per tumori fissata dall’Oms.

Ma resta ancora quindi l’estrema eterogeneità nell’accesso della popolazione ai trattamenti di provata efficacia.

L’Italia è il paese europeo con il più alto numero di parti cesarei, ma la proporzione dei cesarei primari scende lievemente ma progressivamente dal 28,3% del 2010 al 25,7% del 2014. La riduzione corrisponde a un totale di circa 32.000 donne alle quali è stato evitato un cesareo primario negli ultimi 4 anni, con conseguente esposizione a un minore rischio di successivo parto chirurgico.

Per quanto riguarda invece gli infarti trattati con angioplastica coronarica entro due giorni, si è passati dal 32% del 2010 al 41% del 2014, è in crescita anche il numero dei ricoveri per la chirurgia del tumore al colon, mentre diminuisce lievemente la mortalità.

Le fratture del collo del femore sono rischiose negli over-65 ed è auspicabile operarle entro 48 ore dall’ingresso in ospedale. Nel 2014 in Italia il 50% dei pazienti è stato operato entro due giorni, a fronte di una percentuale che nel 2010 era solo del 31%.

Il ministero della Salute fissa al 60% la proporzione minima per struttura di interventi chirurgici entro 48 ore: gli ospedali che rispondevano a questo standard erano solo 70 nel 2010-2011 e sono 161 nel 2014. Prendendo come riferimento il criterio del 60%, si vede che in Abruzzo, Molise e Calabria nessuna struttura raggiunge questo standard minimo. In tutte le altre regioni, almeno una struttura raggiunge il 60%.

In quasi tutte le regioni c’è almeno una struttura che supera l’80%. Confrontando i dati del 2014 con quelli del 2013, si osserva un miglioramento del valore medio regionale in tutte le Regioni, con aumenti più significativi in Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Liguria, Lazio, Sardegna e Puglia.

Diminuiscono anche i giorni di degenza a seguito di intervento per asportazione della colecisti. Il numero di chi resta in ospedale meno di 3 giorni è passato dal 58,8% del 2010 al 66,5% del 2014. I valori migliori si riscontrano in Piemonte, Liguria, Emilia Romagna e Toscana. Di conseguenza, negli ultimi 4 anni sono circa 18.000 i pazienti che hanno beneficiato dell’intervento tempestivo, con un evidente beneficio di salute ma anche in termini di risorse impiegate, visto che sono state risparmiate 120.000 giornate di degenza, di cui 34.000 nel 2014.

Diminuiscono anche i ricoveri inappropriati per i bambini. L’ospedalizzazione per togliere tonsille è passata dal 2,9 per mille del 2010 al 2,4 del 2014, riduzione che corrisponde, negli ultimi 4 anni, a 10mila bambini in meno operati per un intervento ad alto rischio di inappropriatezza, di cui 3800 solo nel 2014. A dirlo

Diminuiscono pertanto le giornate di ricovero. Il tasso di ospedalizzazione per asma pediatrico si è ridotto dallo 0,9 per mille nel 2010 allo 0,5 nel 2014. In pratica 11000 bambini, hanno evitato il ricovero per un problema che può essere trattato a livello territoriale. Ad esempio il tasso di ospedalizzazione per gastroenterite pediatrica, condizione che in genere non lo richiede, si è ridotto dal 2,1 per mille nel 2010 al 1,5 nel 2014, pari a circa 24.000 bambini in meno ricoverati in ospedale. “Si tratta di un aspetto positivo perché diminuisce l’impatto psicologico negativo del ricovero sui bambini e sulla famiglia ed espone anche a minor rischio di infezioni”.

Fonte: Regioni.it; vedi anche sul sito del Ministero della Salute.

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Autore: Marocchi

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