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Impresa sociale, esame art. 4 Riforma Terzo Settore

La Commissione Affari Sociali ha preseguito i lavoro vagliando gli emendamenti all’art 4. Ecco di seguito il testo coordinato con gli emendamenti approvati, segnalando che circa la lettera d) gli emendamenti sono stati al momento accantonati e verranno discussi in seguito. In sintesi, oltre alla già discussa lettera a), la Commissione sembra orientata (cancellazione della lettera b) ad accantonare la revisione dell’attribuzione facoltativa di impresa sociale, prevista anche nel DDL Bobba – Lepri del gennaio scorso e oggetto di dibattito in questi mesi; ma ciò è stato fatto salvaguardando d’altra parte l’attribuzione di diritto della status di impresa, l’altra parte della lettera elimita in un nuovo comma 2. Sono stati aggiunti alcuni settori di attività a quelli previsti all’art. 2 del .lgs 155/2006 ed è stata estesa la previsione di una figura di vigilanza interna che oggi è richiesta nelle imprese sociali con forma cooperativa ma non necessariamente in imprese sociali con altre forme giuridiche. Sono inoltre state sistemate alcune incongruenze linguistiche mentre non è ancora stato trattato il tema delicato del regime degli utili, trattato alla lettera d). Di seguito il testo dell’art. 4 con le modifiche ad oggi apportate in sede di Commissione.

 

ART 4  TESTO COORDINATO CON GLI EMENDAMENTI APPROVATI - Aggiornato al 06/03/15

1. I decreti legislativi di cui all’articolo 1 procedono al riordino e alla revisione della disciplina in materia di impresa sociale, tenuto conto di quanto previsto dagli articoli 2 e 6 e nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

          a) qualificazione dell’impresa sociale quale impresa privata con finalità d’interesse generale avente come proprio obiettivo primario il raggiungimento di impatti sociali positivi misurabili, realizzati mediante la produzione o lo scambio di beni o servizi di utilità sociale, utilizzando prioritariamente i propri utili per il conseguimento di obiettivi sociali, anche attraverso l’adozione di modelli di gestione responsabili, trasparenti e idonei ad assicurare il più ampio coinvolgimento dei dipendenti, degli utenti e di tutti i soggetti interessati alle sue attività;

a)    qualificazione dell’impresa sociale quale impresa privata con finalità di interesse generale, avente come proprio obiettivo primario la realizzazione di impatti sociali positivi conseguiti mediante la produzione o lo scambio di beni o servizi di utilità sociale, che destina prevalentemente i propri utili al raggiungimento di obiettivi sociali e che adotta modelli di gestione responsabili, trasparenti e che favoriscono il più ampio coinvolgimento dei dipendenti, degli utenti e di tutti i soggetti interessati alle sue attività;

b) revisione dell’attuale disciplina dell’attribuzione facoltativa della qualifica di impresa sociale e sua attribuzione di diritto alle cooperative sociali e ai loro consorzi;

c) ampliamento dei settori di attività di utilità sociale e individuazione dei limiti di compatibilità  aggiungendo ai settori previsti dal decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 155 anche quelli del commercio equo e solidale, dei servizi al lavoro finalizzati all’inserimento dei lavoratori svantaggiati, dell’alloggio sociale e dell’erogazione del microcredito da parte di soggetti a ciò abilitati in base alla normativa vigente e individuazione dei limiti  per con lo svolgimento di attività commerciali diverse da quelle di utilità sociale;

d) previsione di forme di remunerazione del capitale sociale e di ripartizione di utili nel rispetto di condizioni e limiti prefissati;  NOTA: sulla lettera d) gli emendamenti sono stati al momento accantonati

e) razionalizzazione ridefinizione delle categorie di lavoratori svantaggiati tenendo conto delle nuove forme di esclusione sociale, anche con riferimento ai princìpi di pari opportunità e non discriminazione di cui alla vigente normativa nazionale e dell’Unione europea;

f) possibilità per le imprese private e per le amministrazioni pubbliche di assumere cariche sociali negli organi di amministrazione delle imprese sociali, salvo il divieto di assumerne la direzione presidenza e il controllo;

g) coordinamento della disciplina dell’impresa sociale con il regime delle attività d’impresa svolte dalle organizzazioni non lucrative di utilità sociale.

g-bis) previsione della nomina, fin dall’atto costitutivo, di uno o più sindaci allo scopo di monitorare e vigilare sull’osservanza della legge e dello statuto da parte dell’impresa sociale, sul rispetto dei principi di corretta amministrazione e sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile. 

2. Le cooperative sociali e i loro consorzi acquisiscono di diritto la qualifica di impresa sociale.   


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Autore: Marocchi

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